La manager che difende le donne sul lavoro: “Non è vero che non ci aiutiamo”.
Paola Corna Pellegrini Dirige Allianz Worldwide Partners Italia nel nome della tutela delle diversità. Come consigliere del Forum della Meritocrazia, ha ideato il Premio Valeria Solesin.

Il significato di gender gap l’ha imparato a proprie spese quando ha deciso di diventare mamma e al ritorno da un seppur breve periodo a casa ha scoperto che il suo ruolo di direttore marketing non c’era più. Paola Corna Pellegrini, 59 anni, oggi ceo di Allianz Worldwide Partners Italia, ha dedicato parecchio impegno alla difesa dei diritti delle donne e alla loro crescita professionale e di recente è diventata presidente del Winning women institute, associazione non profit dove si valuta se un’azienda è in regola con quei diritti e se li mette in pratica.

La top manager, bresciana di nascita, può vantare una brillante carriera e quando lo racconta non dimentica che agli inizi della sua attività, suppergiù a 28 anni, è stata proprio una donna, il suo capo di allora, Angela Pacello, a farle ottenere la prima importante promozione come marketing manager personal care per il ramo famiglia, nella divisione della Henkel Cosmetic in cui lavorava. “Questo per sfatare un altro falso mito, che le donne non si aiutano tra loro; anche io ne ho aiutate tante nel percorso di carriera”.

Con due sorelle più piccole, una professoressa di Lettere, l’altra ingegnere esperta di It, ingegnere anche il papà Gianfranco, casalinga laureata in Biologia e appassionata di libri la mamma Maria Ferrario, Paola Corna Pellegrini è cresciuta sul Lago d’Iseo, si è laureata in Matematica e ha seguito un master in business administration presso la Fondazione Cuoa di Altavilla Vicentina (Vicenza). “Sono stata fortunata a vivere in una famiglia molto aperta; si dice che le donne non sono portate per le materie scientifiche, e in parte può essere vero, ma la colpa è di chi veicola messaggi inadatti alla loro formazione. Noi sorelle abbiamo fatto tutto quello che ci interessava ed è stata la chiave per cui ciascuna ha avuto successo”.

Da cinque anni la manager lavora in Allianz Worldwide Partners, una società che fattura otto miliardi di euro ed è leader europea del mondo assicurativo, con settori che coprono assistenza, salute, rischi per i dipendenti di aziende in viaggio o espatriati. In Italia registra ricavi per 140 milioni, nelle sedi di Milano e Casarano, in provincia di Lecce. In questo periodo il fatturato è cresciuto del 20 per cento e il numero dei dipendenti è salito da 600 a più di 700. Grazie a una serie di azioni mirate  a valorizzare il ruolo femminile, le donne tra i dirigenti sono diventate il 39 per cento, il 24 per cento nel comitato esecutivo e il 54 per cento sul totale dei dipendenti.

“Mi piace gestire l’organizzazione e le persone – spiega la ceo -, ideare i progetti e portarli avanti. Allianz mi ha offerto l’opportunità di rivedere le strategie.

 

Siamo per il 90 per cento dell’attività nel turismo, nel travel e nel mondo dell’assistenza stradale, il resto è salute e area casa. Il mio mestiere è ridefinire il business model: abbiamo ottimizzato processi, investito in nuove piattaforme e nella digitalizzazione dei servizi. L’innovazione tecnologica è uno dei pilastri della nostra crescita: abbiamo sviluppato le app per i viaggiatori come My travel, grazie alla quale vengono identificati e geolocalizzati con un semplice touch. Abbiamo messo a punto la prima app automotive con Suzuky, per noi un cliente storico come pure Lamborghini, e per loro stiamo lavorando a servizi digitali. Curiamo anche per le case farmaceutiche il monitoraggio a distanza dei clienti attraverso dei toll patient support programs”.

Dal suo arrivo in Allianz Worldwide Partners, la manager ha seguito anche la realizzazione di progetti legati alla disabilità. MyLight, attivo dal 2010 in collaborazione con l’Unione ciechi, ha permesso di inserire al lavoro nella centrale operativa della società persone con disabilità visive. Role model nei convegni, mentor diversity e mentorship per aiutare i giovani nel passaggio dal mondo universitario al lavoro, Paola Corna Pellegrini opera da tre anni in progetti e stage con l’università La Sapienza di Roma che ha lanciato un master in innovazione coinvolgendo esperti e studenti. Come consigliere del Forum della meritocrazia, ha ideato il ‘Premio Valeria Solesin’, un concorso aperto su tematiche di inclusione e merito, con stage per giovani laureati che nelle loro tesi hanno valorizzato l’argomento della diversity di genere e del talento femminile come fattore determinante per lo sviluppo dell’economia, dell’etica e della meritocrazia, materia su cui lavorava la studentessa veneziana uccisa nel novembre del 2015 nell’attentato terroristico al Bataclan di Parigi.

Cimbali, Illy, Sanofi, EY, Metropolitane milanesi sono alcune delle imprese che hanno aderito e più di 35 università hanno pubblicato il bando. “Altri grandi gruppi ci sostengono – sottolinea la manager -. Noi mettiamo il primo premio, e questo progetto ha permesso alla nostra azienda di posizionarsi nel mondo delle responsabilità sociale e crescere”.

Trentacinque anni di carriera per Corna Pellegrini sono stati un susseguirsi di esperienze molto diverse tra loro che hanno richiesto una notevole capacità di adattamento. “Con Pacello, la mia mentor in Henkel, a Porto Marghera, ho imparato il mestiere e l’approccio alla professione, in un connubio di metodo e di grande rigore morale e intellettuale. Avevo 25 anni e mi davo un gran da fare, mi sembrava però che lei, il direttore marketing, nemmeno mi vedesse. Determinata a farmi valere, ero una gran rompiscatole, ma essere me stessa ha pagato”. Due anni dopo, per seguire l’azienda, si trasferisce da Padova a Milano e convince ad andare con lei il suo futuro marito, il ragazzo conosciuto dieci anni prima, Marco Manfrin, medico chirurgo poi professore universitario. “A 30 anni divento mamma di Francesca che oggi ne ha 29 e l’anno prossimo si sposa. Vari progetti in parallelo che vanno avanti. Per la prima maternità ho preso il minimo dei mesi, due prima e tre dopo la nascita, ma nel frattempo in Henkel si è deciso di riorganizzare il settore marketing e poi di dare in outsourcing tutto il business cosmetico”. La neo-mamma lascia la società. “Il trasferimento a Milano è stata una scelta importante della mia vita. Mi ha permesso di cogliere altre opportunità”. Dal mondo della cosmetica ai servizi, passando per le aziende farmaceutiche. È in Europe Assistance (Generali), come marketing director e in cinque anni viene promossa a sales marketing director.

“Negli anni Novanta il mondo del marketing non era così sviluppato. Bisognava identificare nuovi bisogni per aggiornare i prodotti. Nel 1994 ho avuto Matteo. Sono tornata al lavoro che lui aveva tre mesi e mezzo per evitare che la mia assenza fosse penalizzante per l’azienda. Al rientro ho trovato una situazione di ridimensionamento”.

Le maternità la obbligano a ripensare la carriera e il percorso professionale. Mai ferma, però, tra un passaggio e l’altro. Nel 1996 entra nel mercato farmaceutico. “Nel mio curriculum c’è Novartis, nata dalla fusione tra Ciba Geigy e Sandoz, di cui sono stata il direttore marketing e direttore generale per l’Italia della divisione Otc, farmaci da banco, settore che aveva la casa madre prima in Svizzera e poi negli Stati Uniti, in New Jersey”. Paola Corna Pellegrini lo descrive come “un percorso di carriera bello sul piano professionale e umano. Con Roberto Bertani, amministratore delegato per l’Italia, grande capo e ottimo team, abbiamo costruito e valorizzato brand molto forti come Voltaren, Cibalgina, Gaviscon, facendola diventare l’azienda leader sul mercato italiano e la prima per vendite e profitti. Lui ha investito su di me mettendomi a capo di uomini tutti più anziani. Due anni dopo mi ha affidato le funzioni di staff, finance, logistica e legale delle business unit italiane”.

Fino al 2006, quando approda in Zambon Pharma, un’azienda familiare, conosciuta per prodotti come il Fluimucil e il Monuril. Le offrono un ruolo internazionale con base in Italia: diventa worldwide general manager e conquista una casella nel consiglio di amministrazione. “Non avevo mai accettato di lavorare all’estero. Lì avrei potuto farlo rimanendo in Italia”. Zambon, nata vicentina e poi milanese, era una multinazionale italiana presente oltre confine già con il 75 per cento del fatturato. “Quando sono arrivata ha festeggiato il centenario. Nel 1957 aveva messo piede in Brasile e poi in altri 14 paesi europei, ma anche in Colombia, Russia, Cina e Indonesia. All’inizio mi sono occupata di Italia e di Europa, qualche mese dopo ero responsabile di Zambon mondo. Il fatturato è salito in un anno e mezzo da 400 milioni a 440 milioni, in un mercato maturo che era in calo”. La manager rivede il business model, rivaluta i brand. Ma chiede nuovi investimenti in information technology e marketing. Invece gli imprenditori sono restii ad assecondarla e sorgono divergenze sulla strategia. All’inizio del 2009 la manager decide di uscire dalla società e lavora in proprio come consulente advisor nell’health care. Tre anni così e alla fine è arrivata Allianz, con l’offerta di tornare in azienda, un mondo che le mancava da troppo tempo.

La storia arriva a oggi. Una vita di intenso lavoro, con il tempo libero azzerato se non per dedicarsi ai figli ormai grandi, sempre in equilibrio per difendere gli spazi della loro crescita: per anni accompagnarli ogni giorno a scuola, non mancare mai alle recite o alle visite mediche, dedicando ai piccoli tutte le sue ferie. “Consumate sempre fino all’ultimo giorno, con alchimie strane, con tante baby sitter e turni tra me e mio marito, anche lui in carriera, che richiedevano una pianificazione meticolosa e un calendario serrato. A ripensarci ora mi sembra tutto molto complicato, forse hanno sofferto di solitudine, specie nell’adolescenza, ma abbiamo un rapporto così forte, bello e buono che non posso dire di non essere contenta. Il messaggio che è passato è di non avere dubbi sul fatto che una mamma debba lavorare, perché è più ricca di esperienze e di cose da condividere. Mia figlia, laureata in Lettere antiche e filologia greca, sta facendo una supplenza e prepara il concorso di abilitazione all’insegnamento; mio figlio, laurea in Filosofia, studia management dell’arte e vorrei che si specializzasse sulla parte digitale. Nel frattempo ha fatto una full immersion in Sud Africa di tre mesi, è un viaggiatore”.

Anche lei viaggia, per lavoro e no, e coltiva altri hobby: mostre, cinema, fotografia. “Mi piace, faccio tanti ritratti ai miei figli, paesaggi e monumenti per avere ricordi, e quando andrò in pensione mi dedicherò alla tecnica. Sì, da grande farò la fotografa, divertendomi e migliorando le mie competenze”.

La sua dote think positive, aggiunge la ceo di Allianz, le è stata di grande aiuto, come una buona autostima e dosi massicce di autocritica. “Le due cose si bilanciano, perché sono una perfezionista. Nella continua ricerca di miglioramento, ho imparato anche l’autocontrollo. Sono stata mentor di donne che volevano confrontarsi sulle scelte di carriera o di chi cercava un orientamento e ne ho assunte; in tutti i casi ho avuto la soddisfazione di feedback positivi”. Amica di tante donne con cui aiutarsi a vicenda, a cominciare dalle sorelle e dalla cognata, “ma la migliore, quella a cui parlo delle cose più profonde, è mia madre”.

Fonte: http://www.repubblica.it/economia/2018/01/21/news/donne_impresa_paola_co…

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