L'Italia del merito: ultima, con un appuntamento al 2076?

Al ritmo attuale, raggiungeremo la media europea nel 2076. I numeri dell’undicesima edizione del Meritometro raccontano un Paese che può ancora scegliere.

di Giorgio Neglia      

Vicepresidente del Forum della Meritocrazia, Responsabile scientifico del Meritometro e del Meritorg
Giunge all'undicesima edizione il Meritometro, l'indice sviluppato dal Forum della Meritocrazia in collaborazione con il Laboratorio di Statistica Applicata dell'Università Cattolica di Milano, che misura annualmente lo "stato del merito" in dodici Paesi europei attraverso sette pilastri: libertà economica, pari opportunità, qualità educativa, attrattività per i talenti, regole, trasparenza e mobilità sociale.

La fotografia che emerge dal report - presentato a marzo 2026 su dati 2025 - non sorprende, ma non per questo è meno inquietante: l'Italia si conferma fanalino di coda del ranking, con un punteggio di 27,72 punti su 100.

Un'Europa che corre a tre velocità diverse

In testa troviamo i Paesi scandinavi — Danimarca (67,44), Svezia (65,47), Finlandia (61,61) e Norvegia (61,33) — che fondano il loro vantaggio su libertà economica, investimento nel capitale umano e trasparenza istituzionale. Nel gruppo intermedio si collocano Paesi Bassi, Germania, Gran Bretagna, Austria e Francia. Chiudono Spagna (35,54) e Polonia (34,76). L'Italia è ultima, con oltre 7 punti di distacco dal suo immediato predecessore polacco — una geografia che ormai ci accompagna dalla prima edizione.

Un passo avanti, uno indietro  

L'undicesima edizione del ranking registra per l'Italia un incremento di +0,67 punti rispetto al 2024, ma le dinamiche sottostanti raccontano una storia contraddittoria. Sul versante positivo, la qualità del sistema educativo guadagna un punto — il progresso più consistente dell'edizione — a conferma che quando le riforme vengono attuate con continuità, gli indicatori rispondono. La libertà economica avanza di 0,8 punti grazie a misure di semplificazione burocratica.

Sul versante opposto, il pilastro della trasparenza registra un calo di un punto, segnando il secondo anno consecutivo di peggioramento: l'Italia si ferma al 52° posto su 180 nazioni nel Corruption Perceptions Index 2025 di Transparency International, 9 punti sotto la media europea. L'attrattività per i talenti cede ulteriori 0,65 punti, confermando la debolezza strutturale del Paese nel trattenere e attrarre capitale umano qualificato (con una perdita che il Cnel stima in 159 miliardi di euro in dieci anni).

Obiettivo 2076: un segnale d'allarme, non una sentenza

In undici anni il punteggio italiano è cresciuto di 4,38 punti — da 23,34 a 27,72 — con un incremento medio annuo di 0,44 punti. Al ritmo attuale, l'Italia raggiungerà la media europea non prima del 2076.

Ma il traguardo non è immutabile. Raddoppiare il ritmo di crescita sposterebbe l'obiettivo al 2051; triplicarlo porterebbe al 2038. Tre numeri che misurano, con la stessa precisione del 2076, quanto dipende dalle scelte che il Paese compirà nei prossimi anni.

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