L'Italia del merito: ultima, con un appuntamento al 2076?
- 16 aprile 2026 Progetti Meritometro
Al ritmo attuale, raggiungeremo la media europea nel 2076. I numeri dell’undicesima edizione del Meritometro raccontano un Paese che può ancora scegliere.
di Giorgio Neglia
Vicepresidente del Forum della Meritocrazia, Responsabile scientifico del Meritometro e del Meritorg
Giunge all'undicesima edizione il Meritometro, l'indice sviluppato dal Forum della Meritocrazia in collaborazione con il Laboratorio di Statistica Applicata dell'Università Cattolica di Milano, che misura annualmente lo "stato del merito" in dodici Paesi europei attraverso sette pilastri: libertà economica, pari opportunità, qualità educativa, attrattività per i talenti, regole, trasparenza e mobilità sociale.
La fotografia che emerge dal report - presentato a marzo 2026 su dati 2025 - non sorprende, ma non per questo è meno inquietante: l'Italia si conferma fanalino di coda del ranking, con un punteggio di 27,72 punti su 100.
Un'Europa che corre a tre velocità diverse
In testa troviamo i Paesi scandinavi — Danimarca (67,44), Svezia (65,47), Finlandia (61,61) e Norvegia (61,33) — che fondano il loro vantaggio su libertà economica, investimento nel capitale umano e trasparenza istituzionale. Nel gruppo intermedio si collocano Paesi Bassi, Germania, Gran Bretagna, Austria e Francia. Chiudono Spagna (35,54) e Polonia (34,76). L'Italia è ultima, con oltre 7 punti di distacco dal suo immediato predecessore polacco — una geografia che ormai ci accompagna dalla prima edizione.
Un passo avanti, uno indietro
L'undicesima edizione del ranking registra per l'Italia un incremento di +0,67 punti rispetto al 2024, ma le dinamiche sottostanti raccontano una storia contraddittoria. Sul versante positivo, la qualità del sistema educativo guadagna un punto — il progresso più consistente dell'edizione — a conferma che quando le riforme vengono attuate con continuità, gli indicatori rispondono. La libertà economica avanza di 0,8 punti grazie a misure di semplificazione burocratica.
Sul versante opposto, il pilastro della trasparenza registra un calo di un punto, segnando il secondo anno consecutivo di peggioramento: l'Italia si ferma al 52° posto su 180 nazioni nel Corruption Perceptions Index 2025 di Transparency International, 9 punti sotto la media europea. L'attrattività per i talenti cede ulteriori 0,65 punti, confermando la debolezza strutturale del Paese nel trattenere e attrarre capitale umano qualificato (con una perdita che il Cnel stima in 159 miliardi di euro in dieci anni).
Obiettivo 2076: un segnale d'allarme, non una sentenza
In undici anni il punteggio italiano è cresciuto di 4,38 punti — da 23,34 a 27,72 — con un incremento medio annuo di 0,44 punti. Al ritmo attuale, l'Italia raggiungerà la media europea non prima del 2076.
Ma il traguardo non è immutabile. Raddoppiare il ritmo di crescita sposterebbe l'obiettivo al 2051; triplicarlo porterebbe al 2038. Tre numeri che misurano, con la stessa precisione del 2076, quanto dipende dalle scelte che il Paese compirà nei prossimi anni.
Tre direttrici per cambiare passo
Le indicazioni di alcuni dei principali osservatori internazionali - OCSE, Transparency International, World Justice Project, INSEAD – convergono su tre macroaree di intervento prioritarie per colmare lo spread meritocratico che separa il nostro Paese dalle medie comunitarie.
Istituzioni e legalità: senza certezza del diritto e fiducia nelle regole, nessun investimento in capitale umano produce effetti duraturi. Efficienza della giustizia civile, contrasto strutturale alla corruzione, apertura dei dati pubblici: sono le priorità su cui il peggioramento degli ultimi due anni impone risposta immediata.
Capitale umano e pari opportunità: è il terreno dove i gap rispetto alle medie europee sono più contenuti e dove le riforme, quando attuate, producono risultati misurabili. Dalla lotta ai NEET all'accesso all'alta formazione indipendentemente dall'origine familiare, fino alla parità di genere nel lavoro e nelle carriere.
Competitività e apertura: semplificazione normativa stabile, incentivi per attrarre e trattenere talenti, investimento in competenze digitali e STEM lungo tutto l'arco della vita lavorativa. È l'asse su cui il costo dell'inerzia è oggi più alto.
Non basta misurare: bisogna scegliere
Il Meritometro ci consegna numeri chiari. Ora serve la volontà di usarli. Le istituzioni pubbliche devono agire con priorità sui pilastri strutturalmente più deboli: trasparenza e regole. Le imprese possono anticipare la direzione, adottando pratiche meritocratiche concrete nella gestione delle persone. Scuole e università hanno il compito di ridurre il peso dell'origine familiare sull'accesso all'alta formazione.
Nessuno di questi attori può sostituire gli altri: è necessario agire in un’ottica sistemica, valorizzando il ruolo di ciascuno degli operatori del sistema sociale ed economico. Il tempo per farlo non è infinito. Ma il futuro non è scritto, dipende dalla capacità del Paese di scegliere, oggi, la direzione del cambiamento.
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