In Borsa contano le performance. Lo sanno bene gli investitori. E la misurabilità di alcuni parametri di certo aiuta. Va in questa direzione l’indice Diversity & Inclusion elaborato da Thomson Reuters a livello mondiale, che evidenzia come le società con un “voto” maggiore, abbiano poi performance di Borsa superiori alla media. E l’Italia non fa eccezione. «C’è una crescente evidenza della correlazione tra l’attenzione di un’azienda nel creare un’organizzazione impegnata sulla diversità e l’inclusione e l’andamento del titolo in Borsa» spiegato Filippo Cambieri, specialist advisory & investment management di Thomson Reuters, che ha analizzato l’andamento a Piazza Affari (indice FTSE Mib) delle 30 società più impegnate sui temi della diversità e dell’inclusione riscontrando un performance decisamente superiore al mercato, come evidenzia il grafico in pagina. «Anche l’indice della volatilità dei prezzi è in linea con l’andamento di mercato – ha spiegato Cambieri - e questo suggerisce che il buon andamento dei titoli di queste 30 aziende non avviene al costo di una maggior volatilità».

I risultati della ricerca nello spaccato italiano saranno presentati a Piazza Affari mercoledì 7 febbraio in occasione della seconda edizione di «S.M.A.R.T. board for smart companies», organizzato dall’associazione di aziende Valore D e dal comitato delle Alumnae In The Boardroom, in collaborazione con Borsa Italiana e con il contributo scientifico del Politecnico di Milano e dell’Università Luiss Guido Carli. Manager di società quotate (l’ad di Snam Marco Alverà e l’ad di Amplifon Enrico Vita), istituzioni e investitori (Silvia Oteri, partner Permira; Simona Paravani, managing director BlackRock e Leone Pattofatto, chief strategic equity officer di Cdp) si confronteranno sulle metriche già esistenti, anche a livello internazionale, per misurare la qualità di un cda, con l’obiettivo di definirne i punti cardinali e come di capire come possano essere integrati nella strategia d’impresa.

In quell’occasione saranno presentati anche i risultati dell’analisi del Politecnico di Milano sui board delle società quotate italiane, che ha evidenziato come il 2017 ha visto consolidare nei Board la riduzione della numerosità dei componenti, con una crescente incidenza di donne (passate da 242 del 2012 a 751 grazie alla Legge Golfo Mosca) con ruoli prevalentemente da indipendenti (522 nel 2017) e solo in alcuni casi di executive (65), al contrario dei colleghi (566 indipendenti e 466 executive). Le donne, inoltre, hanno contribuito ad abbassare l’età media (51,8 anni contro i 58,9 anni dei colleghi) e a portare profili internazionali dentro le stanze dei bottoni: dal 2012) i consiglieri con esperienza all’estero sono quasi raddoppiati (+89%).

L’Osservatorio 2018 ha presentato anche una ricerca originale sul profilo di presidenti, vice-presidenti e ad delle società non finanziarie quotate e a partecipazione pubblica, elaborata dall’Università Luiss Guido Carli. L’evidenza è che si sta venendo a creare una figura di presidente indipendente non esecutivo di stampo anglosassone, che in diversi casi è già rappresentata da donne. Un nuovo ruolo e un nuovo stile di leadership che gli azionisti sembrano apprezzare sempre di più.

Un panorama, quello della governance delle società italiane, in continua evoluzione. Proprio per questo la misurabilità delle variabili diventa fondamentale per orientarsi.