Maria Cristina Origlia
 

“Non c’è una ricetta, basta lasciare che le cose facciano il loro corso. In Italia siamo maschilisti, è vero. Però siamo capitalisti, viviamo nel mercato. E il mercato richiede meritocrazia. E se guardiamo dentro le scuole, dove le ragazze sono le più brave…”

 

La riposta di Aldo Cazzullo alla domanda se esiste una ricetta per superare il gap italiano in termini di pari opportunità in un’intervista di Giusy Arena, rilasciata lo scorso autunno in occasione dell’uscita del suo libro “Le donne erediteranno la terra”, è vera fino a un certo punto. Come, del resto, non è convincente il titolo dell’opera, come aveva già fatto notare la ministra Maria Elena Boschi durante l’evento di presentazione a Montecitorio, in quanto presuppone che qualcuno decida di accordare il lascito di un bene di sua proprietà a degli eredi…quando invece secondo le stesse parole della Boschi “tutto quello che abbiamo ce lo siamo dovute conquistare da sole”.

Ma non è questo il punto. Il punto è che è vero che il mercato chiede meritocrazia perché ha bisogno di persone di talento e di valore, come è vero che le ragazze durante il percorso scolastico ottengono mirabili risulati, ma è altrettanto vero che ciò non si traduce in pari opportunità nel mondo del lavoro. Non tanto all’entrata, momento in cui secondo l’ultima ricerca di McKinsey & Company “Women Matter 2016. Reinventing the workplace to unlock the potential of gender diversity”, le percentuali tra uomini e donne si stanno avvicinando, quanto piuttosto nei vari scatti di carriera, dove ad ogni snodo si perde circa il 10% di presenza femminile fino al 15-17% nell’ultimo passaggio verso la C Suite.

Uno dei motivi più comuni e ingiustificati della perdita di questa miniera di talento è la maternità. Un tema che tocca particolarmente l’Italia, dove non siamo ancora arrivati ad avere una politica a favore della genitorialità, con effetti demografici – e quindi economici – devastanti. E’ di questi giorni la relazione del presidente dell’Inps, Tito Boeri, alla Camera dei Deputati sul XVI Rapporto annuale dell’istituto, in cui ha denunciato la gravità della situazione, con dati allarmanti. Ma ha anche ribadito la “forte relazione positiva tra occupazione femminile e natalità” (il doppio dividendo, ndr), dimostrata dall’evidenza internazionale: “dove l’occupazione delle donne è più alta, è più elevata anche la natalità, perché più donne scelgono di fare un figlio e, soprattutto, di farne più di uno”, facendo notare come “il declino delle nascite in Italia si spiega con gli alti costi della genitorialità”.

Proprio alla relazione tra donne, lavoro, maternità e, in particolare alla scelta di avere il secondo figlio, stava lavorando per la tesi di dottorato alla Sorbona Valeria Solesin, quando la sua vita è stata portata via dall’attento al Bataclan del 13 novembre 2015. Ecco perché il Premio Valeria Solesin, lanciato lo scorso 4 ottobre a Palazzo Marino (a cui si può partecipare sino al 31 luglio), dal Forum della Meritocrazia e Allianz Global Assistance, in piena condivisione con la famiglia Solesin, è così importante: un riconoscimento alle tesi di ricerca che indagano “Il talento femminile come fattore determinante per lo sviluppo dell’economia, dell’etica e della meritocrazia nel nostro paese”. Un titolo volutamente ampio per comprendere lavori che possono approfondire diversi aspetti dell’innovazione del mercato del lavoro, tra cui le nuove policy di welfare, nonché i nuovi modelli di organizzazione che spesso adottano lo smart working, nonché culture aziendali e pratiche di valorizzazione e inclusione delle diversità.

Temi che dovrebbero essere tra le priorità di docenti e altrettante università mosse dalla volontà di contribuire ad analizzare e proporre soluzioni a problematiche che riguardano il nostro presente e ancor più il futuro del Paese sotto molti aspetti qualitativi e quantitativi. Il premio, che ha ottenuto il patrocinio del comune di Milano e della presidenza del Consiglio, è infatti destinato a studenti con laurea magistrale negli ambiti disciplinari di Economia, Sociologia, Giurisprudenza, Scienze Politiche, Demografia e Statistica, ottenuta presso qualsiasi università italiana, pubblica o privata. Ma si tratta di temi altrettanto prioritari per le aziende, pubbliche e private che siano, perché è sulla capacità di innovare l’organizzazione creando le condizioni affinchè tutte le risorse possano e vogliano dare il meglio, che si basa la loro competitività.

 

In questo senso, hanno dato prova di consapevolezza le 37 università di tutta Italia che hanno aderito alla prima edizione del Premio, organizzando anche eventi di presentazione come la Federico II di Napoli, e le aziende che l’hanno sostenuto: oltre ad Allianz Global Assistance, il Gruppo Cimbali, MM, Sanofi, illy, EY. E, poi, Zurich, Valore D, Lablaw, Clifford Chance. A cui si aggiunge la sponsorship di A2A e di Cida, e il sostegno di 30% Club. I premi messi a disposizione delle tesi più meritevoli sono conisistenti, perché vanno dai 10mila ai 2mila euro, a cui si aggiunge la disponibilità di stage retribuiti. La premiazione avverrà il 28 novembre e sarà l’occasione per il lancio della seconda edizione del Premio Valeria Solesin sempre dedicato all’apporto del talento femminile nella società.

Quindi, chi – università e imprese – volesse aderire, si faccia avanti!