di Fabio Filocamo

Come ogni anno, il Rapporto Annuale ISTAT illustra la situazione del Paese. L’Istituto, però, stavolta ci dice che c’è stato bisogno di cambiare lenti e filtri per un’analisi razionale della società. La fotografia è nitida, ma il panorama, purtroppo, è a tinte fosche.
 
Anzitutto, liberiamoci di schemi e categorie che son diventati obsoleti. Il concetto di classe sociale, che pure aveva caratterizzato il mondo a noi noto e guerre ideologiche, lascia il passo a quello di gruppi e famiglie classificati per disponibilità di ricchezza, sommando redditi da lavoro e rendite di capitale, pensioni o altro. Non è detto, ma, in buona sostanza, si torna all’antico, a una rappresentazione della società in base al censo. Perdono di significato relazioni logiche come l’istruzione quale antecedente di un’aspettativa di crescita. In realtà, titoli di studio a parte, l’ascensore sociale sembra funzioni solo in discesa.
 
Nell’ultimo decennio la popolazione è aumentata, ma mancano all’appello centinaia di migliaia di posti di lavoro (e almeno altrettanti si son precarizzati, dinamica in costante crescita). Soprattutto, è “scomparso” oltre un milione di giovani tra i 15 e i 34 anni. Siamo il Paese più vecchio d’Europa. Il 13,9% delle famiglie, più di tre milioni e mezzo, è senza redditi da lavoro. Il 20% delle differenze reddituali dipende dalle pensioni; per chi le ha avute, gli altri chissà. Non c’è narrativa che tenga. Il quadro è desolante.
 
Evoluzione demografica, crisi economica e rivoluzione tecnologica hanno reso la società sempre più frammentata e diseguale, anche all’interno degli stessi gruppi. L’identità sociale e il senso di appartenenza sono condivisi da nuclei sempre più ristretti che assomigliano più a tribù che ad altro. Urge un cambio di direzione, per il quale la politica, in verità non solo di questo Paese, non da segni di adeguatezza. E allora, in reazione a tutto ciò, sentiamo il bisogno di una parola di ottimismo. Il Paese ce la può fare, ma senza alibi e con tutte le sue forze, cioè solo con l’impegno e la partecipazione di tutti, nessuno escluso.
 
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