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Storie di Merito - Intervista a Stefano Fedele, Professore Associato UCL

Da circa un anno stiamo raccontando Storie di “ordinario” Merito di persone che in contesti aziendali, associativi o imprenditoriali, danno esempi positivi a quanti vogliano seguire un percorso virtuoso.
Abbiamo chiesto in questa intervista l’opinione del prof. Stefano Fedele sull’Università italiana e sulle normative che i governi italiani hanno adottato per riportare in Italia i cosiddetti “Talenti in fuga”.

Stefano è un bravo ricercatore di 40 anni, nominato Head of Department of Clinical Research e Clinical Senior Lecturer and Honorary Consultant in Oral Medicine all’University College of London. Oltre ad essere cresciuto in UCL in termini professionali e manageriali ha portato al suo nuovo Ateneo circa 1 milione di sterline in fondi di ricerca.
Stefano è anche già noto per un suo articolo pubblicato qui con un’analisi molto forte sui problemi della Ricerca scientifica in Italia.

Stefano cosa pensi del tema della Fuga e Circolazione dei Talenti?

Innanzitutto bisogna separare nettamente il fenomeno positivo di chi decide di accumulare esperienze e titoli all’estero per sviluppare la propria professionalità da chi è costretto ad emigrare per la natura clientelare e anti meritocratica di alcuni ambienti in Italia. Spesso la Politica sembra nascondere questi problemi dietro la retorica della “Circolazione dei Talenti”. E’ un errore da non fare. Io per esempio ho avuto un esperienza molto negativa in Italia e per questo motivo difficilmente valuterei di tornare a lavorarci.

Mi sembra che hai un giudizio ancora negativo dell’Università Italiana. Ci spieghi cosa ne pensi ?

Innanzitutto è difficile commentare il tema in senso così generale. Il fenomeno ha una natura molto complessa che forse si spiega meglio a livello di singole aree disciplinari. In generale in Italia si riscontra un certo provincialismo e familismo, ma occorre differenziare a mio avviso le aree disciplinari che assegnano dei titoli che hanno valore di legge come Medicina, Giurisprudenza ed Economia da quelle come Matematica e Fisica. Nei primi c’è ancora molto clientelismo e baronie che strangolano il Merito. La selezione dei professori associati e ordinari e l’erogazione dei fondi per la Ricerca è condizionata da aspetti di relazione eccessivi. Nei secondi forse c’è maggiore attenzione alle competenze. In generale sarebbe necessario un forte cambiamento culturale che al momento vedo molto difficile.

Quali differenze vedi tra il modello culturale dell’Università in Uk e in Italia?

Ci sono molte differenze, ma quella che vorrei citare in primis è la natura del rapporto che si ha tra Responsabile e Collaboratore. In Uk questo rapporto è basato sulla totale indipendenza e sulla valutazione dei risultati. Mi ricorderò sempre come mi sono stupito quando il mio Responsabile bussava e chiedeva il permesso per entrare nel mio ufficio in Uk. Per me questo è stato un cambiamento molto forte abituato a dover “fare anticamera” per parlare con i miei responsabili in Italia. Purtroppo da noi  non c’è grande rispetto per il tempo dei collaboratori e per la loro Agenda. In Italia c’è poi una forte commistione tra la relazione personale con il Responsabile e gli aspetti professionali legati alle attività e ai risultati. Se la relazione è forte in molte circostanze si sorvola su risultati non positivi. In Uk i secondi contano invece molto di più.

In questi mesi c’è un dibattito molto forte sul tema dei Rankings degli Atenei. Alcuni li ritengono totalmente arbitrari e addirittura ribaltano i risultati sostenendo che le Università italiane sono superiori a quelle anglosassoni. Cosa ne pensi?

Credo che i Rankings siano migliorabili, ma hanno comunque aspetti importanti di significatività. Il discorso è molto complesso, ma un fattore che giudico importante è la capacità di un Ateneo di attrarre ricercatori e studenti da tutto il mondo. Se dovessi mettere in ordine le Università lo farei in primis utilizzando questo criterio. Alcun ritengono che il problema principale in Italia sia la scarsità di fondi, ma dal mio punto di vista c’è innanzitutto un problema di Meritocrazia. Chi parla di scarsità di fondi spesso esprime invece una resistenza corporativa che punta a mantenere lo status quo invece di promuovere il cambiamento.

Cosa ne pensi delle Leggi che i governi italiani hanno promosso in materia di rientro di Ricercatori?

Al momento mi sembra che non abbiano funzionato. In passato sono stati dati incentivi che hanno consentito di attrarre dei ricercatori, ma questi ultimi una volta terminati i fondi si sono trovati in difficoltà. Le organizzazioni hanno infatti privilegiato gli “interni” e chi ha abbandonato incarichi all’estero si è trovato senza ruolo. Devo dire che ultimamente seguo poco le leggi italiane, ma continuo a pensare che bisogna cambiare prima l’organizzazione politico/burocratica che permea gli Atenei. Cambiare la cultura e l’ambienteorganizzativo è sicuramente più complesso, ma alla lunga è la strada migliore da percorrere. Bene quindi gli incentivi, ma senza un cambiamento reale rischiano di sollevare aspettative che poi non vengono ripagate.

Nella legge di stabilità 2015 all’articolo 15 ci sono nuove risorse per assumere ricercatori. Cosa ne pensi?

L'idea di avere un budget dedicato a chiamate dirette di accademici di valore è da un lato lodevole perchè fotografa la situazione attuale italiana dove i concorsi spesso non selezionano le persone di valore. D'altro canto è al tempo stesso una sconfortante rinuncia a migliorare il "sistema universitario" e la selezione degli accademici. Verrebbe da pensare: se il governo ha veramente 38 e 75 milioni di Euro, ma non li può aggiudicare ai Dipartimenti "virtuosi" in modo che loro poi assumano secondo merito?  Storicamente queste immissioni di fondi over and above il budget universitario si è risolta in una spartizione tra i soliti noti per potere reclutare affiliati secondo i soliti sistemi. I pratica, gli iniziali stringenti criteri di selezione vengono pian piano allargati, emendamento dopo emendamento, sino a creare una sistema dove un po' tutti sono eleggibili. Si è visto qualcosa di simile anche con le idoneità.  Io sarei concorde con un sistema di selezione guidato da esperti esterni con le Università Italiane (Nella figure di Presidi, direttori di DIp e Rettori) che poi vigilino e accertino che non ci sia ostruzionismo verso il malcapitato professore rientrato dall'estero. Vista la situazione forse sarebbe ragionevole che questo programma di chiamate dirette sia quindi limitato agli stranieri.



Facciamo i migliori auguri a Stefano perché continui la sua ottima carriera e chissà che un giorno non cambi idea e trovi opportunità interessanti anche In Italia. 

Da parte nostra vediamo segnali di cambiamento interessanti nella Scuola e nelle Università. In questi giorni per esempio il nostro programma di valutazione del Merito nelle organizzazioni è stato richiesto da ben 66 scuole secondarie mentre il programma di mentoring con le Università parte con la seconda edizione dopo i buoni risultati della prima. 

Forse questi segnali sono ancora flebili se visti da Uk. Come Forum della Meritocrazia faremo tutto il possibile perché diventino più forti all’estero.

Nicolò Boggian

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