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Investire su Equità e Meritocrazia per Crescere

di Nicolò Boggian

Una recente ricerca di Mckinsey mostra che per 2/3 delle famiglie dei Paesi del mondo Occidentale il reddito famigliare da una generazione a quella successiva sarà uguale o minore.

Tra le nazioni considerate vi sono però delle differenze importanti tra paesi come la Svezia, in cui questa percentuale è solo del 20%, e l’Italia, dove invece questa percentuale arriva addirittura al 97% (qui).

Sebbene in alcuni paesi come negli Usa (80%) questa disuguaglianza sia molto importante, viene corretta a posteriori dalle Politiche Pubbliche (scendendo ai livelli della Svezia), mentre in Italia viene addirittura aggravata dal sistema di tassazione e di regole.

Non stupisce quindi che l’Italia abbia una difficoltà particolare a crescere. Alti livelli di Disuguaglianza e scarsi livelli di Meritocrazia (Fonte
Meritometro -  Forum della Meritocrazia) sono infatti fardelli pesanti per la capacità di crescita di un Paese e rischiano di rendere inutili le altre misure di finanza pubblica.

Questo perché in un sistema a scarsa Meritocrazia, chi è arrivato ad ottenere una serie di diritti spesso non ha nulla da perdere se non si impegna, mentre chi possiede meno, non ha molte chances di potersi attivare per ottenerli. Allo stesso modo forti disuguaglianze si traducono in una forte disparità nelle condizioni di partenza che rischiano di “falsare la competizione” e di disincentivare le Persone.

COSA È STATO FATTO FINORA?

Nel dibattito sui mass media, almeno in Italia, si discutono essenzialmente 3 modi di far crescere il Pil:
1) Facendo crescere la spesa pubblica chiedendo flessibilità all’Ue e mantenendo un ruolo forte delle Politiche Pubbliche nell’economia
2) Con una forte spending review e la riduzione del perimetro di attività dello Stato   3) Con l’uscita dall’Euro e la svalutazione della moneta.

Tutti questi modelli vengono utilizzati spesso in modo assoluto senza chiarire che non sono in grado di creare ricchezza da soli, ma generalmente possono stabilire come redistribuirla tra diversi gruppi sociali, favorendo migliori condizioni di contesto per cui questa ricchezza si possa creare.

Sembra invece che in Italia, più si fatica a creare le migliori condizioni di contesto per creare ricchezza, per la resistenza di lobby e gruppi sociali che proteggono i propri interessi, e più si discute dell’austerità eccessiva e si chiede all’Ue maggiore flessibilità sui conti pubblici, dimenticando del conto che si lascia da pagare alle prossime generazioni e senza valutare in modo chiaro dove andranno investite le risorse in più.

Anche misure interessanti, come il Jobs Act, che ha favorito più l’assunzione di over 50 che di giovani (
qui i dati) o gli 80 euro, che si sono concentrate sui lavoratori dipendenti, sembrano però non del tutto centrate in termini di Equità. (Ancora meno la cancellazione dell’Imu).

Inoltre nel caso italiano, la situazione di scarsa Meritocrazia, soprattutto per i Giovani, non è frutto del caso, ma di una precisa scelta politica (
si legga qui) per motivi essenzialmente clientelari e di ricerca del consenso.

Addirittura, fenomeno più unico che raro al Mondo, dal 1995 ad oggi, il reddito degli over 55 è aumentato, mentre quello degli under 55 è diminuito (
qui i dati). Qualche maligno potrebbe dire che siamo l’unico paese dove si diventa ricchi andando in pensione. In più negli ultimi 6 anni il rapporto natalità e mortalità delle imprese è costantemente negativo (dati Istat) e dal 2008, sebbene siano stati recuperati 500.000 posti di lavoro dipendente, mancano all’appello ancora circa 500.000 posti di lavoro autonomo.

In poche parole l’imprenditorialità non sembrerebbe essere adeguatamente incentivata.

Possiamo citare tra le differenze che deprimono la Crescita economica, oltre ad essere ingiuste, anche il forte effetto della classe sociale dei genitori sulle prospettive dei figli o la probabilità di fare lo stesso mestiere dei genitori o la bassa disponibilità alla mobilità territoriale e a cambiare occupazione o ancora la bassa la quota di donne e di laureati sul mercato del lavoro o le forti differenze tra Nord e Sud.

Mentre però in alcuni paesi (Uk, Usa) la forte disuguaglianza sociale è probabilmente frutto di una forte libertà economica che i governi tentano di bilanciare con misure rivolte all’equità. In Italia invece, come si vede dai dati del Meritometro, la disuguaglianza è dovuta sia alla scarsa libertà economica che alla scarsa equità e quindi il problema è doppiamente grave.

Essenzialmente chi possiede beni, un contratto di lavoro, risparmio e risorse, relazionali e non, è molto più tutelato rispetto a chi queste risorse non le ha e vuole impegnarsi per averle, magari portando Innovazione e Servizi di Qualità. La stasi economica e sociale. La foresta pietrificata dei diritti che tendono man mano ad erodersi per tutti. 

COME APPROCCIARE ALLORA IL PROBLEMA?

Il punto non è quindi tanto quante risorse utilizza lo Stato, ma come vengono spese per creare sviluppo e crescita e per sanare eventuali forme di iniquità. In parole povere, se lo Stato e la Politica utilizzano bene le proprie risorse e prerogative, eliminando l’iniquità, e favorendo opportunità per tutti, va bene più spesa pubblica, se non lo fanno allora è preferibile lasciar fare al mercato. La soluzione della svalutazione invece serve soprattutto a tutelare chi lavora rispetto a chi consuma, ma non porta di per sé a più crescita.

Per crescere in modo sostenibile, purtroppo o per fortuna, non c’è altra via che incentivare le Persone e le Aziende a fare di più. Nessuna bacchetta magica o scorciatoia. In questo modo si possono avere più Risorse per tutti e quindi innescare un circuito virtuoso.

Questo incentivo non può venire però da un generico richiamo all’Italianità o all’ottimismo, ma deriva da condizioni oggettive per cui ad un maggiore investimento in termini di risorse e impegno corrisponda potenzialmente un maggiore risultato in termini di produzione di Valore che non investendo nulla.

Quello che l’opinione pubblica e il Governo dovrebbero allora maggiormente osservare, per generare condizioni di sistema che incentivino la Crescita, sono il grado di Disuguaglianza (soprattutto il modo in cui si genera) e il livello di Meritocrazia del sistema nel complesso.

E’ evidente che quando una categoria sociale (i giovani, gli immigrati, le donne, le persone del Sud) ha un livello di reddito e di ricchezza tassativamente più bassa delle altre, questa situazione sia indicativa di un problema di Meritocrazia e quindi lo Stato e la Politica dovrebbero intervenire per bilanciare l’equilibrio del sistema con liberalizzazioni, misure di sostegno strutturali e incentivi fiscali ad hoc. (Sempre a condizione che siano pensati per attivare Persone e Aziende, creando Opportunità di sviluppo, e non condizioni di dipendenza e di disagio).

La Meritocrazia in Italia è comunque un tema così forte da intaccare non solo alcuni settori della società, ma da essere un vero problema di cultura generale degli individui, sia nel Pubblico che nel Privato.
Per questo motivo servirebbe un intervento politico ed educativo molto forte e coerente che tocchi contemporaneamente molte aree della vita economica e sociale del Paese, dal mercato del lavoro all’educazione, dalla fiscalità alla giustizia, dalla Pubblica Amministrazione alle Banche, dal settore immobiliare alla libera concorrenza, dal Risparmio alla normativa sui Brevetti, solo per citarne alcuni, creando un contesto di Regole chiaro ed uguale per tutti.

Servirebbe quindi una vera e propria Agenda per il Merito bipartisan e non solo alcuni interventi parziali spesso poco coerenti tra loro. In assenza di questa agenda il Paese non potrà crescere in modo stabile nemmeno con importanti politiche keynesiane o di svalutazione della moneta e a pagare il conto saranno ancora probabilmente i Giovani e i meno rappresentati.

Perché si cresca serve che TUTTI siano nella condizione di vedere ripagato il proprio sforzo, i più ricchi e anziani spesso per conservare quello che hanno, i più poveri e giovani nella speranza di ottenere quello che non hanno ancora (quello che gli anglosassoni definiscono levelled playing field). Ci dovrà essere quindi meno spazio per diritti acquisiti e più per l’equità.

Da questo volano può crescere la produttività e l’economia. Da questo sentimento di giustizia e di meritocrazia può nascere una spinta molto forte per far ripartire l’Economia, più forte che non i tassi 0 sul mercato dei capitali.

Possiamo dire quindi che la Meritocrazia è davvero la via giusta per la Crescita, confidiamo che questa strada venga percorsa in modo coerente già dalla prossima legge di Bilancio, utilizzando le risorse per dare opportunità a chi finora ne ha avute davvero poche, e nasca un movimento politico e sociale solido e trasversale che comunichi e sostenga questa Visione.

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